Gli indifferenti – #iorestoinsala

Disponibile fino al 20 gennaio

Drammatico di Leonardo Guerra Seràgnoli con Valeria Bruni Tedeschi e Edoardo Pesce. 85 min. Italia.

Mariagrazia è una signora altoborghese che vive molto al di sopra delle sue possibilità da quando è mancato suo marito. Ad allungarle prestiti (che dovrà restituire con gli interessi) è il suo amante Leo, che da tre anni la circuisce con l’obiettivo di sottrarle la sontuosa casa di famiglia. Una casa dove vivono anche i figli di Mariagrazia: la neodiciottenne Carla, che si sta ritagliando una popolarità web nel ruolo di gamer e attira le attenzioni di Leo, e Michele, che intrattiene passivamente una relazione con Lisa, storica amica di famiglia coetanea di sua madre.

È una galleria di mostri quella che popola il microcosmo borghese di Gli indifferenti, liberamente ispirato al romanzo di esordio di Alberto Moravia già diventato un film per Francesco Maselli e una miniserie televisiva per Mauro Bolognini. Leonardo Guerra Seràgnoli, 40 anni puliti e alle spalle un interessante film sperimentale come Like Me Back, sceglie impavidamente di cimentarsi con un capolavoro letterario che ha segnato (e fotografato) un’epoca di ennui borghese e miraggi economici.

Ma Moravia nel 1929 aveva 22 anni e testimoniava un mondo in presa diretta, evidenziandone i limiti e le ipocrisie. Riportare sul grande schermo quella storia avrebbe richiesto uno sforzo di attualizzazione che la rendesse di nuovo rilevante per i nostri tempi: e il regista, anche autore del soggetto e della sceneggiatura con Alessandro Valenti, ci prova, ma i (rari) collegamenti all’attualità – fra cui un finale che si discosta da quello moraviano – risultano forzati e più attenti alla political correctness che alla drammaticità sociale del momento che stiamo vivendo (anche pre Covid). La bellissima fotografia di Gian Filippo Corticelli cerca di allargare all’esterno quella che essenzialmente è una pièce da camera e insegue riflessi e rifrazioni senza riuscire a togliere legnosità ad una regia che ingabbia i suoi personaggi al punto che nemmeno il talento di Valeria Bruni Tedeschi ed Edoardo Pesce, che hanno i ruoli di Mariagrazia e Leo, riesce a liberarsi dalle costrizioni, non quelle dei rispettivi personaggi (che pure di costrizioni vivono) ma quelle di una direzione poco incline a lasciare spazio al vero. L’unica scena davvero memorabile – il bellissimo primo piano insistito su Bruni Tedeschi che racconta solamente attraverso il suo viso la disperazione autentica di Mariagrazia – rimane un unicum, anche se fa curiosamente pendant con il close up finale su Carla, che pare un omaggio a Chiamami col tuo nome.

da mymovies.it

 

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