CHE FINE HA FATTO BERNADETTE?

sabato 22 agosto ore 21.30

(Where’d You Go Bernadette) di Richard Linklater

con Cate Blanchett, Billy Crudup, Kristen Wiig, Laurence Fishburne, Emma Nelson

Commedia,  USA 2019, durata 104 minuti

Seattle. Elgie e Bernadette sono una coppia con figlia (Bee), benestante e apparentemente felice. Elgie, però, è sempre più occupato a sviluppare il proprio progetto per Microsoft, mentre Bernadette vive con difficoltà crescente i rapporti con il vicinato e la sua condizione di casalinga. Perché Bernadette, anche se nessuno lo sa, era uno dei più brillanti architetti d’America. Quando l’equilibrio tra le tensioni contrapposte sembra cedere, Elgie decide di correre ai ripari e di intervenire, prima che la depressione della moglie abbia il sopravvento.

La cosa più pericolosa al mondo è un artista che non può esprimersi”. Da tale concetto è partito l’interesse di Richard Linklater nei confronti del bestseller omonimo al film di Maria Semple, che appunto mette al centro l’attenzione sui tormenti interiori – ma anche manifesti – di un talento dell’architettura contemporanea dotata di un approccio totalmente artistico nei confronti della sua professione.   Se è vero che la produzione ha deliberato di affidare al cineasta di Austin il progetto di adattamento (e successiva regia) dal romanzo per la sua nota capacità di elaborare personaggi complessi con inarrivabile sensibilità, è probabile che le pur acclamate doti di Linklater non sarebbero bastate senza la presenza di una delle migliori interpreti mondiali nel ruolo di Bernadette. Questa donna affascinante ed energica che letteralmente “implode” nella propria inespressa smania creativa, vibra infatti dentro al corpo e alla voce di Cate Blanchett, il motore principale di un’opera che non supera il livello di i”interessante” e “gradevole” in un’ipotetica scala di giudizio. Certamente il Linklater touchsi sente, a tratti, e fa lievitare le emozioni liquide che partono da e tornano ai character, ma l’operazione risente complessivamente di carenza di originalità (il soggetto, appunto, non è originale come nelle consuetudini del regista texano) e di una sostanziale debolezza drammaturgica. Pur (sor)ridendo di e con la goffa Bernadette, provando tenerezza per Bee ed Elgie che si adoperano oltre ogni limite per difenderla e assecondarla in ogni sua “esigenza” seppur fuori dagli schemi, è difficile aderire e farsi catturare completamente nelle trame strutturali di questo dramedy famigliare, decisamente in crescita nella seconda parte quando si concretizza il viaggio fra i ghiacci, ovvia metafora della ricerca di arte radicale perpetrata dalla donna, ma anche luogo impervio e solitario come il suo carattere.

Anna Maria Pasetti, saledellacomunita.it

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