Vittoria e Abdul

(Victoria & Abdul) di Stephen Frears
Stati Uniti/Gran Bretagna 2017, commedia, 110 min.
con Judi Dench (Regina Vittoria), Ali Fazal (Abdul Karim), Eddie Izzard (Bertie, Principe del Galles), Adeel Akhtar (Mohammed), Tim Pigott Smith (Sir Henry Ponsonby), Olivia Williams (Lady Churchill), Fenella Woolgar (Miss Phipps), Paul Higgins (dott. Reid), Simon Callow (sig. Puccini), Michael Gambon (Lord Salisbury), Sukh Ojla (sig.ra Karim)

Nel 1887, in vista delle celebrazioni del Giubileo d’oro del proprio Regno, la Regina Vittoria convoca a corte rappresentanti da varie parti dell’impero. Tra questi c’è Abdul Farim, un giovane arrivato dall’India. Durante il pranzo, Abdul riesce a colpire l’attenzione della sovrana per il suo modo di fare gentile e disponibile. Si apre così una sorta di corridoio speciale che lo porta a conquistare i favori della Regina.

Recensione di Marianna Ninni da saledellacomunita.it:
In occasione del Golden Jubilee, il giovane indiano Abdul riceve l’incarico di consegnare personalmente alla regina Vittoria una medaglia d’oro, come segno di affetto e di rispetto nei confronti del Regno. Onorato da questo compito, Abdul attende il gran giorno con eccitazione e quando consegna alla regina il suo dono non riesce a resistere alla tentazione di guardarla, infrangendo così una delle tante regole cui doveva sottostare. Lo scambio di sguardi tra i due è rapido ma sufficiente a risvegliare l’interesse e la curiosità della prima donna inglese che accoglie il giovane tra le sue grazie. Questo umile servo di fede mussulmana diviene prima così suo personale confidente, poi intimo amico e persino Munshi (Maestro), dedicando buona parte del suo tempo a insegnarle l’urdu, la lingua ufficiale del suo Paese, e il Corano. Mentre il legame tra i due si fa sempre più speciale, a corte saltano gli umori e gli uomini e le donne più vicine alla regina, così come gli esponenti del Governo e il povero trascurato Bertie, futuro re Edoardo VII, li osservano con scandalo e fastidio e provano ribrezzo di fronte a questa relazione inusuale e scomoda, che mina la stabilità di un intero sistema e della classe sociale. Presentato Fuori Concorso a Venezia, Vittoria & Abdul trae ispirazione dal libro di Shrabani Basu, presto in arrivo anche in Italia con il titolo di «Vittoria e Abdul. La vera storia del confidente più vicino alla regina», dove si narra del legame tra due essere umani di estrazione sociale, religione e cultura diversa. La storia, fino a oggi sconosciuta, è stata poi rimaneggiata da Stephen Frears, assumendo la forma di una favola moderna e irriverente. Il regista non nasconde le sue intenzioni e chiarisce fin da subito di averci messo del suo e di averla romanzata quel tanto che basta per renderla interessante e accattivante agli occhi dello spettatore. La relazione platonica e romantica tra Vittoria e Abdul si fa però anche strumento per indagare il complicato rapporto tra due culture  e due modi di pensare diametralmente opposte, in un periodo storico in cui una delle due ha un ben preciso ruolo di supremazia sull’altra. Il film di Stephen Frears regge da un punto di vista contenutistico e stilistico, deride con umorismo graffiante le rigide convenzioni dell’epoca, si regge su una trama asciutta che intrattiene e diverte e vive grazie alla statuaria presenza di Judi Dench, ancora un volta regina del e per il cinema. Si fa inoltre portare di un messaggio politico mai come oggi attuale e provocatorio.

Valutazione pastorale della Commissione Nazionale Valutazione Film della CEI:    Presentato fuori concorso alla mostra di Venezia 2017, il film si inserisce all’interno di un cinema inglese spesso di convincente qualità, ben fatto e capace di recuperare episodi del passato tenendo un occhio aperto sull’attualità. Peraltro l’episodio è vero, tenuto nascosto per quasi un secolo nelle pieghe profonde delle vicende della monarchia. Solo di recente si è scoperto che Abdul aveva cominciato a scrivere un diario a partire proprio da quel 1887, in cui ha affrontato il viaggio verso l’Inghilterra. Da quei testi si è partiti per scrivere un copione che, secondo le premesse, doveva far andare d’accordo il più possibile la storia autentica con la parte dedicata alla fantasia, a quei momenti di raccordo opportuni per far scivolare ogni avvenimento come conseguenza del precedente. Certo le concessioni che la Sovrana concede al giovane indiano, un po’ ingenue un po’ interessate, sembrano alquanto eccessive e non sempre frutto di realtà. Ma questo trova spiegazione nel momento di euforica allegria che si impossessa di Vittoria di fronte ad un cambiamento tanto repentino quanto entusiasmante. Insomma sono proprio i decenni di regno immobile e ingessato a creare le premesse per lo sconfinamento nella divagazione con un pizzico di follia. Sorretto dalla presenza di Judy Dench, ancora una volta nei panni della Regina Vittoria, il film corre svelto su fatti serissimi visti con umorismo all’inglese. E tuttavia la regia inciampa in qualche passaggio meno felice, tra il didascalico e il prevedibile. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile e certamente problematico.