The post

di Steven Spielberg
Biografico, USA 2017, 118 min.
con Meryl Streep (Katharine Graham), Tom Hanks (Ben Bradlee), Sarah Paulson (Tony Bradlee), Bob Odenkirk (Ben Bagdikian); Tracy Letts (Fritz Beebe), Bradley Whitford (Arthur Parsons), Bruce Greenwood (Robert McNamara), Matthew Rhys (Daniel Ellsberg), Alison Brie (Lally Graham Weymouth), Carrie Coon (Meg Greenfield), David Cross (Howard Simons), Jesse Plemons (Roger Clark); Michael Stuhlbarg (Abe Rosenthal), Zach Woods (Tony Essaye).

Anno 1971. Katharine Graham, prima donna alla guida del “The Washington Post”, e Ben Bradlee, direttore del giornale, mettono in gioco la credibilità del giornale, svelando la massiccia copertura di segreti governativi riguardanti la guerra in Vietnam durata per decenni…

Il regista Steven Spielberg sul set del film

Valutazione Pastorale: Parli delle origini di Steven Spielberg e di colpo ti ritrovi negli anni Settanta, a quel telefilm “Duel”, che nel 1971 ne avviò la carriera e a quel film “Sugarland Esxpress” che nel 1974 ne segnò il debutto su grande schermo. Sembra (ed è) un periodo lontano, travolto da quaranta anni di cinema, di storia, di evoluzioni tecniche. In fondo ai quali ritrovi un cineasta dalla capacità espressiva intatta e pulita, al servizio di una visione delle cose e dei fatti di nitida lucidità, uomo di cinema insomma che tiene dritta la barra della navigazione nelle tempeste della società e guarda al passato con l’occhio ben aperto sul presente. Così succede in questo “The Post”, rievocazione di un episodio che rimanda esattamente al 1971, anno del suo esordio. Un racconto dentro il quale Spielberg si muove con destrezza e misura, dando esatta la sensazione che il sapere già come sono finite le cose gli serva per scavare in modo più profondo nella psicologia dei personaggi coinvolti, per leggere con maggiore esattezza i risvolti drammatici ed emotivi degli avvenimenti. In questa prospettiva si possono guardare come vivi e palpitanti i ruoli di Katharine Graham e di Ben Bradlee, partecipare ai momenti difficili e decisivi delle scelte che sono chiamati a compiere. E che loro risolvono tra incoscienza, coraggio e rischio come fece a suo tempo James Stewart in “Mr. Smith va a Washington” di Frank Capra, 1939. Con la voglia di giocarsi il tutto per tutto di fronte a scelte etiche non rinviabili per il futuro del Paese. Insomma Spielberg racconta ancora un “come eravamo”, arrivando nel finale a creare i presupposti per preparare i film già fatti, anche da altri (“Tutti gli uomini del Presidente” con Robert Redford e Dustin Hoffman di Alain J. Pakula sul caso Watergate, 1976). Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.