The place

di Paolo Genovese
drammatico, 105 min., Italia 2017
con Valerio Mastandrea (l’uomo), Marco Giallini (Ettore), Alba Rohrwacher (suor Chiara), Vittoria Puccini (Azzurra), Rocco Papaleo (Odoacre), Silvio Muccino (Alex), Silvia D’amico (Martina), Vinicio Marchioni (Gigi), Alessandro Borghi (Fulvio), Sabrina Ferilli (Angela), Giulia Lazzarini (sig.ra Marcella)
Un uomo misterioso siede sempre allo stesso tavolo di un ristorante. Qui riceve molti visitatori, pronto ad esaudire le loro difficili richieste in cambio di delicati compiti da svolgere…
Candidato ai 
nastri d’argento per il miglior produttore, attore protagonista (Valerio Mastandrea), attrice non protagonista (Sabrina Ferilli), canzone originale (The place)
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Valutazione Pastorale della Commissione Nazionale Valutazione Film della CEIPer dovere di cronaca va ricordato che il punto di partenza è la serie televisiva americana “Booth at The End”,  scritta da Christopher Kubasik per la Tornante Production. Soggetto e sceneggiatura (scritti dallo stesso Genovese con Isabella Aguilar)riscrivono un testo di taglio soprattutto teatrale col quale la regia gioca a rimpiattino, tenendo al centro il personaggio ‘misterioso’ e facendo ruotare tutti gli altri intorno a lui, in una sorta di ‘ronde’ misteriosa e inafferrabile. Il punto centrale è nella capacità di posizionare l’ “uomo” in modo tale da farlo diventare un punto di riferimento inevitabile per lo spettatore. Che è messo nella condizione, quasi obbligato, a chiedersi chi sia quella figura sfuggente, a dargli una identità, forse difficile e variegata: Dio? il Diavolo? un venditore di utopie? un malefico ingannatore? Gli interrogativi restano tali fino alla fine, inducendo a credere che ogni soluzione ai gravi problemi esposti sia oggettivamente impossibile e priva di senso. Tuttavia resta forte ed efficace il modo di proporli, in una forma tale da mettere in campo quei territori che interrogano l’individuo nelle zone più nascoste, il libero arbitrio e le scelte morali. Copione intenso, ben gestito e ben organizzato che il regista dirige con sagace messa in campo di zone d’ombra e chiaroscuri, tenendosi lontano da ipotesi di soluzione e restando sulla soglia degli interrogativi metafisici ultimi. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

UNA SCRITTURA FILMICA CHE CONSERVA IL TEATRO COME SPETTACOLO VIVO, FACENDO RESPIRARE LA FINZIONE E LA PERFORMANCE. Finché c’è desiderio, c’è la vita. Ma fino a che punto siamo disposti a spingerci per avere quello che vogliamo? Quello che vogliamo senza problemi ma mai senza conseguenze, ci rammenta l’uomo col quaderno che realizza desideri aprendolo e assegnando un compito all’occasionale avventore. Marzia gandolfi, mymovies.it

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