Insyriated

di Philippe Van Leeuw
Belgio/Francia 2017, drammatico, 85 min.
con Hiam Abbass (Oum Yaazan), Diamand Bou Abboud (Halima), Juliette Navis (Delhani), Mohsen Abbas (Abou Monzer), Moustapha Al Kar (Samir), Alissar Kaghdou (Yara), Ninar Halabi (Alyia), Mohammad Jihad Sleik (Yazan).

Nella Damasco di oggi, città sotto assedio, Oum Yazan vive all’interno del proprio appartamento, dove prova a proteggere se stessa e i suoi tre figli dai pericoli della guerra.
67° FESTIVAL DI BERLINO 2017 PREMIO LABEL EUROPA CINEMAS E PREMIO DEL PUBBLICO SEZIONE PANORAMA,
XII ^ EDIZIONE DELLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA 2017 SEZIONE TUTTI NE PARLANO

Leggi la scheda di mymovies.it

Proprio mentre la guerra in Siria torna nelle prime pagine per un nuovo fronte, arriva nelle sale Insyriated di Philippe Van Leeuw, vivido ritratto di un appartamento di Damasco sotto assedio, accerchiato durante la guerra. Un mondo alternativo in cui la padrona di casa (l’ottima Hiam Abbas) cerca di mantenere dignità e decoro, mentre tutto intorno le bombe uccidono. Fino a che punto l’umanità può resistere quando siamo spinti in una situazione di vita o di morte? Tanti interrogativi e umanità per un doloroso film che ci assedia alle nostre poltrone e alle nostre amnesie. (Mauro Donzelli)

Valutazione pastorale della Commissione Nazionale Valutazione Film della CEI:     L’appartamento di Damasco, dove prende il via e si svolge tutta la vicenda, offre una prospettiva reale (quella del luogo ‘fisico’ in cui si muovono le persone e delle immense problematiche di gestione della quotidianità vissuta con le bombe fuori dalla finestra) e una metaforica, di rinvio, di riferimento ad una lettura più ampia. Alla maniera di una quinta teatrale, dentro quelle pareti, a fianco di quelle persone, addosso a quelle paure, vive il timore di sentirsi soli, abbandonati, senza possibili vie d’uscita. Si tratta di uomini e donne che perdono la loro specifica identità per assumere quella di altri, come loro, nelle stesse condizioni in qualunque altra parta del mondo, persone costrette e cambiare prospettiva, a vivere in ristrettezze, a illudersi che un cambiamento sia possibile. E forse lo è, a patto di una universale conversione dalla guerra alla pace. Ma quante sofferenze, quanti disagi, quanti sacrifici trasmette questo copione di lacerante e silenzioso dolore. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come complesso, problematico e da destinare a dibattiti.