
Grazie all'adesione al sistema "Microcinema", il Piccolo Teatro, entrato a far parte da ormai un anno del network di sale che hanno adottato tale sistema di proiezione digitale, si dimostra sempre più una sala all'avanguardia.
(tratto da Microcinews) C'è un mondo del cinema nel nostro paese che non è fatto di grandi schermi e grandi nomi, ma di realtà importanti, di diverse dimensioni, radicate sul territorio, con una loro tradizione e con un proprio successo e riconoscimento sociale e culturale: dalla piccola sala parrocchiale ai cinema storici cittadini. Il confronto, spesso difficile, con le pressioni esterne del mercato cinematografico, con i cambiamenti del territorio, con le richieste sempre in evoluzione del pubblico è uno dei motivi che spinge molte di queste sale a chiudere o a cambiare la propria identità per non scomparire. Con Microcinema ogni cinema ritrova un equilibrio economico che permetta nuove motivazioni, stimoli e aiuti concreti per riaprirsi al proprio pubblico con uno spirito nuovo e con l'appoggio di un network che ha gli strumenti per mantenerlo competitivo e farne un rinnovato punto di forza per l'offerta culturale delle zone in cui "vive". I TITOLI PIU' RECENTI DEL CATALOGO "MICROCINEMA" PER LA PROIEZIONE DIGITALE IN ALTA DEFINIZIONE "Il mio vicino Totoro", "Videocracy", "Cosmonauta" (tratto da Microcinews) IL CONVEGNO A VENEZIA DEL 5 SETTEMBRE Grande successo per il convegno Microcinema a Venezia: anche quest'anno l'incontro con produttori, distributori e esercenti è stata occasione per fare chiarezza sullo stato e sulle prospettive del settore, nell'era del cinema digitale.
Il cinema di oggi fra tradizione e innovazione è stato il tema dell’incontro organizzato da Microcinema alla Mostra di Venezia per fare il punto sui problemi di oggi e le opportunità offerte dal digitale, grazie agli interventi di alcuni esperti del settore: Roberto Bassano (Microcinema), Lionello Cerri (Lumière), Nigel Dennis (Qube Cinema), Francesco Giraldo (Acec), Luigi Grispello (Agis Campania), Paolo Protti (Anec) e Walter Vacchino (Agis Liguria). Nella stessa occasione è stato presentato da due degli autori, i giornalisti Antonio Autieri e Marco Spagnoli, il secondo volume dei Quaderni Microcinema che tratta alcune tematiche legate alle nuove tecnologie: la chiusura delle sale tradizionali e le opportunità di rilancio offerte dal digitale; la sostenibilità economica del 3D (nuovo asse portante per la redditività delle sale cinematografiche o “fuoco di paglia”?) e la concorrenza che non esiste fra il pubblico delle sale di qualità e quello degli schermi commerciali.
Dopo un saluto introduttivo del presidente dell’Ente dello Spettacolo Dario Viganò e del direttore organizzativo della Mostra di Venezia Luigi Cuciniello, Paolo Protti ha voluto porre l’accento su una domanda che ancora sembra non avere una risposta univoca: il digitale può essere la soluzione ai problemi degli esercenti? Secondo il presidente Anec fino ad ora il digitale è stato un costo per le sale che ha dato un vantaggio non solo ad esse, mentre proprio alla Mostra di Venezia sono iniziati i primi accordi con la distribuzione che fanno sperare nella fine di una situazione, altrimenti schizofrenica. Altre questioni su cui porre l’attenzione, secondo Protti, sono: la necessità di una library per i cinema che risolva la questione dei diritti theatrical e la significativa crescita del 3D in Italia, che dalle 40 sale attive a gennaio è arrivato a coprire oggi 260 sale.
Anche Francesco Giraldo ha voluto iniziare il suo intervento con una domanda chiave nel panorama delle nuove tecnologie: è possibile stare dietro al continuo innovamento dei mezzi tecnici e dei formati? Il segreto, secondo il segretario generale ACEC, sta nella scelta di un sistema aperto e interoperabile, che possa quindi supportare successivi upgrade senza sostituire i macchinari e che legga diversi formati: la risposta a quest'esigenza è data dalla scalabilità di Cinemakit verso l'interoperabilità M-box. Altro punto focale nella “lotta alla sopravvivenza” delle monosale sta nella capacità di essere polivalenti e, per le sale della comunità in particolare, di recuperare la funzione aggregativa e sociale. “in un momento così difficile per il piccolo esercizio – ha detto Giraldo – sono contento di poter dire che, grazie alla snellezza e alla flessibilità del digitale, stiamo aprendo nuove sale”.
Sull'importanza della possibilità di proiettare in diretta gli spettacoli dal vivo si è invece concentrato Lionello Cerri, un fenomeno importante a suo giudizio soprattutto per la contemporaneità degli eventi, che da alla sala un valore aggiunto. Cerri ha auspicato anche la possibilità di utilizzo dei dvd in sala e ha voluto sottolineare che il digitale, per quanto molto conveniente dal punto di vista della produzione di un film, sia ancora inferiore visivamente alla qualità della pellicola, ragion per cui crede convivranno ancora per molto tempo. Nigel Dennis ha presentato il server di proiezione Qube, che viene utilizzato dalla Mostra di Venezia, dalla Berlinale, ed è il più diffuso nel mondo della produzione per le copie lavoro DCP. La Qube Cinema è nata 25 anni fa dalla collaborazione di sviluppatori software americani con ingegneri hardware indiani, ma solo da 3 anni si è lanciata nel mercato internazionale con la sicurezza di potere offrire un sistema aperto che da maggiore spazio al software piuttosto che all’hardware. Questo significa, ha spiegato Dennis, che nel momento in cui la tecnologia fa un passo avanti è sufficiente fare un upgrade del software del sistema piuttosto che non cambiare i macchinari. Altro vantaggio di Qube è dato dalla possibilità di leggere tutti i formati presenti sul mercato, compreso il JPEG 2000, scelto dal consorzio DCI per la veicolazione dei propri contenuti.
“Il digitale si avvicina molto alla democrazia – ha affermato Marco Spagnoli – in quanto lascia aperto un ventaglio di scelte che altrimenti sarebbero obbligate. Se io voglio vedere un film in lingua originale o in 3D, con le nuove tecnologie posso farlo”. Spagnoli vede l’attuale frammentazione del pubblico come un fenomeno difficile da comprendere, che va seguito e soddisfatto proprio attraverso un’offerta varia e diversificata, in caso contrario il solo modo con cui la gente può esprimere il proprio gusto è la pirateria, perché internet consente un vasto campo di scelta.
Antonio Autieri ha sottolineato differenze, somiglianze e punti di contatto fra il pubblico delle sale tradizionali e quello dei multiplex, mettendo in luce quanto sia importante la collaborazione: non solo fra le diverse tipologie di sale ma anche in tutta la filiera cinematografica. “Non credo che se gli incassi scendono sia colpa del pubblico – ha detto Autieri – ma di chi non ha compreso come soddisfarlo”. I due giornalisti si detti sorpresi tanto del successo, quanto della qualità delle proiezioni in diretta della lirica al cinema. Anche in questo caso il digitale sembra essere uno strumento utile e innovativo che da nuove possibilità allo spettacolo.
Ha concluso l’incontro Roberto Bassano che ha ribadito l’importanza del digitale come via di libertà per esercenti, produttori e distributori; e ha affermato l’impegno di Microcinema come mezzo per offrire nuovi contenuti attraverso una tecnologia modulare e interoperabile. |