Contromano

di Antonio Albanese
Italia 2018, commedia, 102 min.
con Antonio Albanese (Mario Cavallaro), Alex Fondja (Oba), Aude Legastelois (Dalida), Daniela Piperno (Gisella), David Anzalone (Umberto)

Mario Cavallaro fa ogni giorno a Milano la stessa vita, tra casa e il negozio di calzature ereditato dal padre. Proprio davanti a lui staziona Oba, un senegalese che vende calzini. Un giorno Mario non sopporta più la situazione e si attiva per provvedere.

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Antonio Albanese torna dietro la macchina da presa, 16 anni dopo la sua ultima regia, per affrontare un tema attuale che siamo abituati a vedere trattato al cinema con tono drammatico, vale a dire l’immigrazione.
Il tentativo di Albanese e dei suoi co-sceneggiatori è invece quello di farne oggetto di una commedia ironica che, partendo da un assunto realistico (l’ordinario razzismo dell’uomo comune che si sente minacciato da questi sconosciuti di colore che incontra ovunque, senza curarsi di conoscerli), diventa via via più surreale e fiabesca. comingsoon.it

Valutazione pastorale della Commissione Nazionale Valutazione Film della CEI:    E’ a partire da questo terzo millennio che il tema dell’immigrazione ha imposto con forza l’urgenza e la necessità di una soluzione condivisa tra i soggetti interessati. Il cinema, dopo un periodo iniziale in cui l’argomento è stato trattato con toni tesi e drammatici, ha virato decisamente su un versante meno complicato, cercando di farlo scivolare verso la commedia, nelle sue cento sfumature caratteriali. Questa strada viene seguita anche da ‘Contromano’. Il film è interpretato e diretto da Antonio Albanese, che arriva qui alla sua quarta regia dopo ‘Uomo d’acqua dolce’ (1996), ‘La fame e la sete’ (1999), ‘Il nostro matrimonio è in crisi’ (2002). La storia prende il via a Milano, dove Mario Cavallaro, un cinquantenne amante di ordine e precisione, trascorre la giornata tra la propria casa e il negozio di calze ereditato dal padre. Il suo abitudinario procedere dall’abitazione al posto di lavoro riceve un brutto colpo quando, proprio fuori dalle sue vetrine, comincia a stazionare un senegalese che vende calzini con notevole successo. Mario osserva per un po’ gli affari del giovane, prova a parlarci e infine decide di agire. Dopo averlo tramortito, rapisce Oba (cosi si chiama) con l’obiettivo di riportarlo a casa, in Senegal. Il viaggio è il cuore e il centro della vicenda, “un viaggio assurdo- spiega l’Albanese regista- per raccontare le contraddizioni e le paure contemporanee, usare comicità e ironia per mettere a fuoco l’argomento più controverso di questo decennio: l’integrazione tra società, culture e popoli diversi”. Lo scarto narrativo che avvia il cambio di direzione produce il passaggio dal realismo della parte iniziale alla vicinanza con la favola. Ed è una sensazione che attraversa tutto il resto del copione. C’è sapore di fiaba nell’unirsi a Mario e Oba della connazionale Dalida, forse sua sorella forse no, c’è profumo di fiaba nelle varie tappe del trasferimento dall’Italia al Senegal, risulta poco credibile la facilità con cui il terzetto si smarca dalla morsa della polizia e approda sul traghetto per l’Africa. Ma tutto inclina verso un finale poetico e positivo di sognata e paradossale felicità. L’entusiasmo che accende Mario quando capisce l’utilità di mettersi al servizio degli altri per aiutarli a crescere è forse fin troppo indulgente, anticipa l’idea di un futuro per qualche verso eccessivamente ottimista, ma diciamolo, è bello e giusto che sia così. La commedia, se tale deve essere, ha anche il compito di indurci al sorriso, alla gioia, alla serenità, con sensazioni di verità forse differenti ma necessarie. Crediamoci in quello che racconta Albanese, e forse saremo capaci di raggiungere il traguardo. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile, problematico e da affidare a dibattiti.