A casa tutti bene

di Gabriele Muccino
commedia,  Italia 2018, 115 min.
con Stefano Accorsi (Paolo), Carolina Crescentini (Ginevra), Elena Cucci (Isabella), Tea Falco (Arianna), Pierfrancesco Favino (Carlo), Claudia Gerini (Beatrice), Massimo Ghini (Sandro), Sabrina Impacciatore (Sara), Gianfelice Imparato (sacerdote), Ivano Marescotti (Pietro), Giulia Michelini (Luana), Sandra Milo (Maria), Giampaolo Morelli (Diego), Stefania Sandrelli (Alba), Valeria Solarino (Elettra), Gianmarco Tognazzi (Riccardo), Christian Marconcini (Vittorio), Elena Minichiello (Anna), Renato Raimondi (Edoardo), Elena Rapisarda (Cristina), Elisa Visari (Luna)

Quando i nonni festeggiano i cinquant’anni di matrimonio, decidono di festeggiare le nozze d’oro con una grande festa sull’isola dove si sono trasferiti a vivere. Arrivano tre generazioni di parenti ma un’improvvisa mareggiata blocca i traghetti e nessuno può tornare a casa…

Premio Ciak d’oro a Massimo Ghini come miglior attore non protagonista.
Premio speciale a Claudia Gerini ai Nastri d’argento.

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Valutazione Pastorale della Commissione Nazionale Valutazione Film della CEI: Venti interpreti tutti protagonisti possono essere tanti o troppo pochi, senza vie di mezzo. Soprattutto se si tratta di mettere in scena una vicenda chiusa nell’unità di luogo, tempo e azione. Gli spazi, con tante persone in gioco, diventano all’improvviso ristretti, bisogna gestirli con metodo e intelligenza. Tanto più se l’argomento unificante non è certo nuovo né originale. Intorno ad Alba e Pietro, i coniugi che festeggiano i cinquanta anni di matrimonio, si sono formati nel tempo non uno ma molteplici nuclei familiari, all’interno dei quali non è agevole districarsi. Prime nozze, seconde nozze, separazioni, singoli, coppie in attesa di conferma, figli piccoli e altri adolescenti in vista dell’incontro con la vita adulta: gli interpreti camminano sui resti del fu nucleo familiare, oggi obiettivamente ridotto a ben poca cosa tra rabbia, rimpianti, egocentrismo e ansia di cambiare. Niente di veramente nuovo, bisognerebbe aggiungere, perché cinema e televisione ci hanno ormai abituato alla frantumazione della famiglia

sotto il profilo etico e morale. E tuttavia sempre preferibile, va aggiunto, alla ipocrisia dilagante che incombeva su bugie e sotterfugi di qualche decennio addietro. Muccino dunque, alle prese con questa mutevole e un po’ scivolosa materia, fa del suo meglio per ‘dirigere’ il traffico. Ci riesce perché le parti in commedia sono ben distribuite, i ruoli si alternano tra bene e male, e le prestazioni attoriali sono del tutto all’altezza. Di suo il regista ci mette la capacità di servirsi di una regia mossa e dinamica, in grado di muoversi con autorevolezza negli spazi della villa e di cogliere sui volti espressioni di passaggi complicati, smorfie quasi di una amara, impossibile ribellione rispetto al precipitare delle cose. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come complesso, problematico e adatto per dibattiti.

Nello stesso weekend è in programmazione: domenica 29 luglio LA CASA DI FAMIGLIA di Augusto Fornari